Lettera al mio stalker #FF #stalkingstalkersday

giramenti

Caro Daniel,

da diverso tempo ti reputo il mio stalker e spero davvero che tale qualifica non ti offenda. Del resto, sia chiaro, non saprei come altro considerarti: non un ammiratore e nemmeno un semplice utente di Giramenti.

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Nuovo Nuovo Nuovo

Per questo nuovo anno niente lista di buoni propositi, niente “speriamo che…”, niente di niente. Considerando la nuvoletta di Fantozzi che mi ha perseguitata nello scorso 2012 che non mi sembrerà mai abbastanza passato non ho voglia di pensare in termini di futuro, non più di tanto almeno. Preferisco vivermela un po’ giorno per giorno e poi vedremo poi.

Le poche cose che ho programmato riguardano faccende assolutamente ludiche. Una tra queste è – ANNUNCIAZIONE ANNUNCIAZIONE – un nuovo blog. Da ora in avanti qui chiudiamo bottega e le mie sbrodolate le troverete QUI.

Buon anno nuovo a tutti ^^

In dirittura d’arrivo…

Questo 2012 sta finendo e dato che non è l’anno che ricorderò con maggiore serenità ci aggiungerei anche un bel finalmente, ma questo non è il post della lagna prefestiva (vi è andata bene, diciamo…).
Questo è il post di chiusura dell’anno, dopodomani parto per Napoli per passare le feste con la mia famiglia. Manco dalla mia città da anni e il ritorno porta addosso mal di testa e mal d’anima, come cantano i Negrita, ma semplicemente ci sono cose che vanno fatte.
Post di chiusura, di fine anno, dicevo. E domani probabilmente finisce pure il mondo (speriamo di ricevere qualche anteprima dalla Nuova Zelanda, vah…), quindi io in questi giorni mi sono dedicata un po’ a mettere a posto le cose, non solo la mia libreria, come da post precedente, ma anche un po’ di roba scrittoria sparsa.
Il vantaggio di aver conservato l’abitudine a tenere un diario è che arrivi a fine anno con la possibilità di fare un bel resoconto generale senza il rischio di scordarti qualcosa. Per divertimento, l’altro giorno, mi sono messa a fare la lista delle ossessioni che hanno segnato questo 2012 (and the winner is The Avengers e circondario, vista la storia infint… ehm, la trilogia di fanfiction ancora in corso di lavorazione) e mi sono accorta che quest’anno il mio cervello ha sputato fuori un sacco di idee, molte delle quali pessime e che grazie al cielo non usciranno mai dall’iperuranio. Eppure, in mezzo a tanto ciarpame immaginifico qualcosa ho ritenuto di doverlo salvare, quindi ho aperto cartelle e cassetti (sia in senso virtuale che in senso concreto) e ho fatto un po’ di ordine, ho buttato via un bel po’ di roba superflua e “in disuso” e ho tenuto solo quello che mi sembrava vagamente degno di nota. Alla fine, ho deciso di prende un quaderno e segnare le idee che credo valga la pena conservare. In tutto, alla voce “roba di cui sicuramente devo occuparmi”, è rimasta la scaletta per i futuri capitoli della fanfiction su The Avengers e i soggetti per tre storie:

Talia. Il racconto che avevo iniziato per il NaNoWriMo e che continua a sembrarmi l’idea migliore che io abbia mai avuto da diverso tempo a questa parte.
– Il soggetto per un racconto fantasy che tengo buono da febbraio e sul quale prima o poi dovrò seriamente mettermi a riflettere perché adoro l’idea del personaggio protagonista.
– Una storia persino-vagamente-romantica (che Odino m’assista, sto perdendo colpi!), che non ha mai avuto un titolo in vita sua, anche questa più o meno fantasy che scribacchio a penna su un quaderno da un po’, che non è l’idea migliore del secolo ma è il mio passatempo per quando non ho di meglio da fare.

Poi c’è la voce “souvenir mentali da lasciare in fondo all’ultimo cassetto”, dove ci sono un paio di cose:

– Una storia “sentimentale” che ruba il titolo a una canzone della Nannini e che non scriverò mai perché è troppo “autobiografica” (una passa cinque anni da fanwriter a evitare le self-insertion come la peste e poi invece…) ma che, appunto, volevo conservare come souvenir di questo felice anno trascorso.
– Il soggetto di una fanfiction su Il Fantasma dell’Opera – il romanzo originario di Leroux, che si intitola come un verso di Baudelaire e che non scriverò mai perché la mia salute mentale deve essere preservata.
– Il soggetto di una storia che ha a che fare con Il Fantasma dell’Opera – il musical, stavolta, ma che non è una fanfiction, di cui avevo scritto i primi quattro lunghissimi capitoli e che non è nemmeno un delirio totale, ma che è meglio mettere da parte.

Tutto il resto ho pensato fosse meglio buttarlo via.

Oh, e poi c’è una cosa che si chiama Emma… no, il romanzo della Austen non c’entra niente. Ma è un esperimento del quale sicuramente vi parlerò, in seguito.
E poi ho raccattato tutta una serie di fogli sparsi con brevi spezzoni fine a se stessi di roba indefinita, li sto ricopiando su un quaderno da conservare perché non sono scritti malvagiamente (perché non copiarli al pc, direte voi. Vi ho mai detto che sono narcisista riguardo alla mia calligrafia, e che in generale mi piace scrivere a mano?).
Sono contenta: ho facilitato il compito ai miei futuri figli, quando morirò da scrittrice amata e famosa e loro dovranno pubblicare i miei testi inediti.
E, ad ogni modo, visto che ho tre storie decorose da scrivere in data da destinarsi, più un esperimento da verificare, è meglio che il mondo mi faccia la cortesia di andare avanti per almeno un altro secolo.

Intanto, a chiunque passi di qui in questi giorni:

(immagine trafugata da QUI)

Libri, libri, libri…

Ieri sono stata al Salone del Libro Usato, a Milano.
È stato vagamente devastante passare ore in una spazio fiera con oltre 400 bancarelle di volumi usati, e il bottino che mi sono portata a casa mi ha convinta a fare una cosa che non credevo di avere il coraggio di fare: sbarazzarmi di un po’ di libri per fare spazio.
No… cioè, dei libri non ci si sbarazza e nemmeno mi piace l’idea di rivenderli usati (però mi piace comprali usati se implica un notevole risparmio). Ho optato per la soluzione meno triste, regalarli ai miei cugini più piccoli quando tornerò a Napoli per Natale, perché in fin dei conti sono libri per giovincelli che io ho letto fuori tempo massimo (e forse per questo ho pensato “Dio ce ne scampi!”).
Trattasi dei primi tre volumi della saga di Eragon, la trilogia delle Cronache del Mondo Emerso e il primo volumone de La spada della Verità.
Spazio totale recuperato sulla libreria: 80 centimetri circa.

I nuovi arrivati in famiglia sono:
Rose MadderStephen King
Dolores Claiborne – Stephen King
Incubi e deliri – Stephen King
Il gioco di Gerald – Stephen King
Scheletri – Stephen King
Insomnia – Stephen King
La storia di Lisey – Stephen King
Gli occhi del drago – Stephen King
Bar Sport Duemila – Stefano Benni
Il Mago – Ursula K. Le Guin
Il drago di Ghiaccio – George R.R. Martin
Coriolano – Shakespeare
Lo specchio nello specchio – Michael Ende
Storia di Gordon Pym – Edgar Allan Poe
Un destino ridicoloFabrizio De Andrè e Alessandro Gennari

Ed è più o meno la quantità di roba che leggo in un intero anno.
E ci è andata bene, a me e ai miei amici (che pure loro hanno fatto scorta fino al 2020 tipo), che ieri fosse l’ultimo giorno della fiera e che quindi il grosso delle occasioni più “succose” fosse già sfumato.
Sì, dovrei cominciare a ricordare che l’aspettativa di vita di una donna normale è, in media, di un’ottantina di anni.

STYDI: tirando le somme

Non so bene come mai, ma ultimamente il mio stato d’animo è un po’ altalenante. So perfettamente a cosa sono dovuti i momenti di scazzo, non ho ancora capito a cosa devo i momenti di brio ed euforia, ma finché arrivano mi sento decisamente in dovere di cavalcare l’onda e fare provvista di cose buone per i momenti che di buono hanno ben poco.

Le ultime quarantotto ore sono state un buon momento (e va ancora discretamente, si spera regga), complice un guizzo di grazia scrittoria come non mi capitava da un po’.
La seconda fanfiction su The Avenger, Strenger than you dreamt it, era ferma in un pantano di bava di pentapalmo da circa un mese, in cui scrivevo e riscrivevo un tredicesimo capitolo che non voleva saperne di venire fuori.
In questi ultimi due giorni sono tornata a fare la fanwriter a tempo (quasi) pieno ed è stato come regredire a diciotto anni, quando scrivevo le mie prime orride cose su EFP, entusiasmandomi e fangirlando come se non ci fosse un domani.
Effettivamente, ho fangirlato e mi sono entusiasmata parecchio se consideriamo che in due giorni ho scritto due capitoli e mezzo e non so nemmeno come, ma li trovo perfetti e li rileggo pensando a quanto sia “adorabile” Loki in certi passaggi (oddio, adorabile quanto può esserlo uno che ha ingannato e ucciso il suo vero padre, rinnegato la famiglia che lo ha cresciuto, tradito suo fratello, tentato di conquistare il mondo e tutto il resto…).

E mi sono anche resa conto, per la prima volta, dell’effettiva enormità della storia che questa fanfiction vorrebbe raccontare. La storia è cominciata con una prima fanfiction di ventiquattro capitoli, ora sono al quindicesimo capitolo della seconda fanfiction e il finale che ho in mente è infinitamente lontano, al punto che sto pensando di scriverlo in una terza storia a parte, visto che è relativamente “dislocato” rispetto a quello che succede fino a un certo punto della trama.
E non è che io stia “allungando il brodo” di proposito. È proprio la storia che è così, quando ho buttato giù il soggetto non mi ero resa conto di quanto spazio narrativo avessero bisogno gli eventi per svilupparsi.
E sono contenta, perché mi sto divertendo da morire. A parte i momenti di pantano bavoso, e una volta superato lo shock dello scrivere alcuni paragrafi secondo il POV di Tony Stark, è una storia estremamente riposante, una di quelle che la scrivi e basta, che la scrivi perché ti piace, e ti fai anche un sacco di risate nel mentre.
So che quando sarà finita (da qui a un futuro molto remoto, immagino, per come si stanno mettendo le cose) sarà molto molto dura…

E a proposito di improbabile “adorabilità”, ora che ho questo penso che la mia discesa verso la follia si possa definire completa:

ETNA PLUS

I love the bad guy!

I cattivi sono sempre i migliori! Banale, lo so, ma c’è poco da fare, è un concetto che ogni tanto va espresso.
Io me le faccio delle domande a volte, sul perché e percome una persona tutto sommato (il tutto sommato leggetelo con particolare enfasi, vi prego) normale, con il vanto di potersi definire anche una “brava persona”, subisca in modo così patologico e perverso il fascino dei cattivi all’interno delle storie. Mi sono fatta così tante domande che ci dedicai più di un paragrafo della mia tesi di laurea al secolo.
Poi a volte incappi in certi personaggi che da soli sono la risposta a ogni quesito sull’argomento.
Personaggi come Isaak Sirko, il “villain” della settima stagione di Dexter, interpretato da uno smagliante e fascinosissimo Ray Stevenson… il Porthos de I tre moschettieri versione steampunk, sì, il Volstagg di Thor, il Tito Pullo di Roma, yep!

Sirko è un boss della mafia ucraina, elegante, astuto, senza peli sullo stomaco, algido e pericoloso al punto giusto, capace di fare un umanissimo e verissimo discorso sull’importanza dell’amore e sul dolore della perdita e poi piantare un cacciavite nell’occhio del suo interlocutore un attimo dopo aver finito di parlare – e senza nemmeno sporcarsi il polsino della camicia. Capace di rapire la donna del suo nemico, fargliela sentire per telefono e dopo fargli un cazziatone sul fatto che non è stato abbastanza dolce e romantico con lei. Capace di giurare morte e vendetta a Dexter e poi sedersi con lui e dirgli che lo capisce, che entrambi vivono il dramma di un segreto infamante da portare sulle spalle. Il segreto infamante di Isaak è quello di essere omosessuale, una cosa inconcepibile nel mondo da cui viene, una cosa inopportuna, scandalosa, se non addirittura letale per un uomo nella sua posizione e con il suo grado di potere.
Sto ancora piangendo la sua dipartita, a tre puntate dalla chiusura di stagione, per mano di un personaggio odioso e insulso – al quale spero che qualcuno faccia molto molto male.
Ora, gli sceneggiatori di questa settima stagione vorrei vederli sul tavolo di Dexter perché mi hanno reso Deb, la sorella del protagonista, personaggio che amo e stimo e venero, una specie di psicopatica schizofrenica senza un minimo di coerenza – e magari, già che ci siamo me la fanno pure fuori entro il finale di stagione. Però, dopo i vari cattivi cattivissimi e inquietanti contro i quali non si può far altro che bestemmiare, dopo l’assurdo Doomsday killer della passata stagione in cui tutto era delirio e follia e che cosa si è fumata la produzione del telefilm per aver permesso che accadesse ciò?, finalmente ci hanno regalato un villain al quale ci si può davvero affezionare, un personaggio perfetto e realistico nella sua tremenda umanità. E, aggiungerei, finalmente, ci hanno dato un taglio con il riproporre sempre il solito schema in cui Dexter si scervella ad inseguire il cattivo fino all’ultima puntata e poi semplicemente lo fa fuori.
Penso che ci sia una risposta che vada bene per ogni domanda che il discorso “amore per i cattivi” solleva: la cosa bella dei cattivi è che ti sorprendono sempre – guardare le ultime scene di vita di Isaak Sirko per credere.

NaNoWriMo – prima settimana

Sorvoliamo sul fatto che in questi giorni sto guardando la seconda stagione di The Walking Dead e l’unico pensiero più o meno coerente che la mia mente riesce a produrre è una cosa tipo “Voglio Daryl Dixon, e lo voglio ADESSO” (è bello scoprire che il fascino del rude non passa mai di moda da queste parti, malgrado una provi a farseli passare certi vizi), mi sono accorta che è trascorsa una settimana dall’inizio del NaNoWriMo.
Urge un bilancio.
Non avevo mai scritto tenendo d’occhio la quantità di quello che scrivevo, anche perché la trovo abbastanza insensata come cosa. Ma il NaNo è principalmente un gioco, una gara con se stessi che di senso vero e proprio non ne ha, se non quello di darti un’occasione di auto-costringerti a scrivere e di farlo tenendo d’occhio le tempistiche. È ovvio che a questo prezzo non si può fare grande affidamento sulla qualità del prodotto finale, ma arrivare a fine mese con cinquamtamila parole scritte significa avere un bel po’ di materiale (che andrà poi ovviamente riveduto e rimaneggiato) in un intervallo di tempo relativamente molto breve.
La regola del gioco è quella di darsi una soglia minima di parole al giorno e tentare di rispettarla.
A distanza di una settimana quello che mi trovo tra le mani è il primo capitolo del racconto, diciotto pagine di word e personaggi che già cominciano a fare di testa loro. E mi sono dimenticata le sigarette, letteralmente, il protagonista della storia era un fumatore, uno di quelli che si rolla le sigarette con cartine e tabacco sfuso. E io me lo sono scordato.
Amnesie plottistiche a parte, il problema della quantità di parole giornaliere e del tempo ha portato alla luce un paio di cose sulle quali in questi giorni ho provato a riflettere (quando non ero troppo impegnata a fangirlare personaggi di telefilm horror).
Rileggendo queste prime diciotto pagine mi sono resa conto di quanto sia semplice, a livello stilistico, quello che ho scritto. In genere la semplicità stilistica è una cosa che funziona bene solo tra le mani di chi ci sa davvero fare e onestamente non voglio fermarmi a dare giudizi sulla mia storia perché sapevo fin dall’inizio che quello che ne sarebbe venuto fuori sarebbe stata solo una bozza.
Semplicità, dicevo. Il raccontare le cose come se si descrivesse la scena di un film, con qualche paragrafo di introspezione anche questa raccontata in termini molto pragmatici.
Mai fatto prima. Non sono di quelli che infilano a forza metafore o passaggi barocchi in ogni dove, che mettono orpelli linguistici in ogni angolo per autocompiacersi della propria abilità nell’utilizzo della parola. Ma state sicuri che se c’è il giusto spazio per un passaggio poetico, io mi ci soffermo e trovo il modo di mettercelo. Ecco, questa è una cosa che non ho modo di fare in un frangente come questo, perché il tempo di soffermarsi e riproporre un paragrafo o un passaggio in chiave più “alta” non c’è.
Altra cosa. Quando hai un word counter da tenere d’occhio, per forza di cose, tendi al superfluo, a mettere quella frase in più, a specificare qualcosa che non è per forza necessario… è un difetto che verrà corretto in fase di revisione, ovviamente, però ha un che di istruttivo il tentare di dire tutto, proprio tutto, quello che c’è da dire in una determinata scena, ha un che di “cinematografico”, è come il filmare qualcosa da tutte le angolazioni, per poi rimandare alla fase di montaggio la selezione delle inquadrature che servono. Ed è una cosa che bilancia un po’ lo scrivere di getto: se uno si limitasse semplicemente a scrivere velocemente finirebbe per sintetizzare troppo, saltare, comprimere. Invece così fai l’esatto opposto, puntualizzi, rallenti, riempi e, se non altro, hai la certezza di non esserti perso niente, e magari hai anche cose che in una condizione di scrittura normale avesti erroneamente tralasciato. Il lavoraccio sarà quello di decidere, tra questa roba in eccesso, cosa è veramente di troppo e cosa non lo è. Ma per questo c’è tempo.

La brutta notizia è che oggi è il primo giorno di “vuoto”, quel vuoto da “so cosa deve succedere ma non so come farlo succedere”.
L’idea è comunque quella di prendermi le mie due ore dopo cena, come ho fatto questa settimana, e andare avanti.

Talia & NaNoWriMo 2012

Ed ella si iscrisse al NaNoWriMo.
A trenta ore prima dell’inizio, in un impeto di totale e irrimediabile follia. Con esami da preparare e tutto il resto. Ed è il mio primo NaNo.
Chiamate uno bravo.

La storia si chiama Talia, o almeno questo è il titolo provvisorio che le ho dato. Dovendo scegliere un genere nella lista di quelli dall’elenco del sito, ho inserito “fantasy” ma non è del tutto calzante, anzi è molto poco calzante. Ok, il genere non dovevo mettercelo per forza, ma non mi sono mai tolta questa mania delle etichette… però un genere vero e proprio a questa storia non so darlo nemmeno io.
Immagino che domani dovrei passare il tempo libero a buttare giù una scaletta, un piano di battaglia (prego, notare il condizionale).
La verità è che questa storia un suo piano di battaglia ce lo aveva già. La trama si svolge nell’arco di un anno e ogni capitolo corrisponde a un mese; l’idea era proprio di scrivere un capitolo al mese e vivere la storia con le stesse tempistiche dei personaggi. Con il NaNo non sarà così.
Talia è nata un mese fa, ha anche un prologo scritto su un paio di fogli volanti. Per un motivo o per un altro poi ho sempre finito per rimandare la stesura (o meglio, il tentativo di stesura) di questa storia. L’altro giorno mi è tornata in mente e oggi per caso sono finita sul sito del NaNo. Non è che le due cose siano proprio collegate, mentre ponderavo di iscrivermi avevo in mente di sfruttare l’occasione per costringermi a mandare avanti la fanfiction, poi però quella storia ha trillato nella mia testa, in coro con il segnale di ricezione della mail di conferma di avvenuta registrazione.
Immagino che quello che ne verrà fuori, se ne verrà fuori qualcosa, sarà una “bozza molto abbozzata” di quella che dovrebbe essere la prima metà o i primi tre quarti della storia.
Una bozza, per quanto “molto abbozzata”, di più della metà di una storia scritta in un mese non sarebbe affatto male.
E insomma, la bimba ha tra le mani un giocattolo nuovo. E anche un libro che magari non è il capolavoro letterario del secolo ma che, non so perché, trovo altamente ispirante, nel senso che è una di quelle cose che mentre le leggo mi fa venire voglia di scrivere:

Ricadute telefilmiche

E poi niente, capita che un’uggiosa domenica pomeriggio il tuo ragazzo ti dica: “Ma sai che non ho mai visto Sherlock, la serie della BBC”.
E tu pensi come diamine sia possibile, e perché stai dividendo la tua esistenza con lui.
Perché tu quella serie l’hai vista e l’hai adorata e sei andata in giro per settimane con la voglia di prendere a frustate cadaveri e conservare teste mozzate nel frigo per studiare la coagulazione della saliva dopo la morte. E hai pensato ai mille e uno modi possibili di trovare una spiegazione al finale di stagione da cardiopalma e hai imprecato contro tutte le divinità norrene perché le puntate nuove cominciano a girarle a gennaio. A gennaio. Cominciano a girarle.
Però, alla fin fine, è stata una fase, anche abbastanza leggera, cioè… ti era passata dopo un po’.
E il tuo ragazzo se ne esce con quella cosa… e tu devi fargli vedere Sherlock, perché ne va del vostro rapporto, cioè non puoi stare con uno che non ha visto Sherlock, è una questione di principio, tipo “non posso state con uno a cui non piace la cioccolata”, quelle cose lì, insomma.
E allora cominciate a guardare la prima puntata. E poi la seconda… e a un tratto sono le undici passate e lui: “Cavolo, domani devo andare a lavoro presto!”. E tu: “E io all’università!”. “Ma manca solo l’ultima puntata”. “La guardiamo?”. “Sì, dai…”.
E finisce che è notte e tu e il tuo ragazzo ve ne state appollaiati sulle sedie, dondolando su voi stessi come se vi fosse preso un attacco di autismo.
“Gennaio, hai detto?”
“Gennaio”
“Oddio”
“Già”.
E cominciate a bestemmiare in coro contro tutto il phanteon norreno.
E ora sei qui, che hai passato una settimana a rivedere una puntata ogni sera, più scene a casaccio di giorno, tra una cosa e l’altra. E ti è presa proprio male, e comunque adesso che le hai finite lo sai, le riguarderai d’accapo ancora una volta. E stai pregando Odino che ti mantenga ferma nella tua convinzione che NON si può scrivere una fanfiction su Sherlock perché è eccessivamente ingestibile (al massimo una one-shot?… una Sherlock/Irene? Post 2×01?). E ti ritrovi a tirare fuori citazioni a caso, perché sì, perché quella battuta era troppo meravigliosa… “Don’t talk out loud. You lower the IQ of the whole street”. E ti prendono quei raptus che non ti ricordi di che colore è la sciarpa e allora te lo vai a cercare su Google, perché non puoi non ricordarti di che colore è la sciarpa di Sherlock! Cioè, voi capite, vero… uno non può non ricordarsi di che colore è… no?
Forse dovrei chiedere aiuto, trovarmi un gruppo di ascolto per la disintossicazione, qualcosa…
…I’ve never begged for mercy in my life”.
Ecco…

The day after

E poi l’università incominciò.
Devo dire che, se dopo i primi dieci giorni di lezioni, resti a casa un mercoledì perché c’è un consiglio di facoltà e quindi i professori non ci sono, e ti trovi a sospirare di sollievo quando ti svegli e pensi che non hai cose da fare legate a orari da cardiopalma… beh, va da sé che la fase di rodaggio non è ancora superata.
Di buono c’è che ho riscoperto la mia passione per gli studi che avevo scelto (non per tutte tutte le materie eh, ma per il “disegno” in generale sì).
Di buono c’è che sono ottimista. Ma non diciamolo troppo ad alta voce.
Di buono c’è che scrivo. Nei ritagli di tempo e avendo l’impressione che il quadro generale della vicenda mi sfugga, ma la fanfiction su The Avengers resta comunque il miglior antidoto allo stress. Tanto che mi chiedo cosa ne sarà di me quando l’avrò finita (tra dieci o vent’anni, magari…).
Di cattivo c’è che non leggo altro che un libro di linguistica, in inglese.